La temperatura e il calore

SpiegazioneLiceo · 4ªfisica

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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La temperatura misura quanto un corpo è caldo o freddo, mentre il calore è energia che si trasferisce da un corpo all'altro a causa di una differenza di temperatura. Comprendere bene questa distinzione è la chiave per affrontare la termologia.

Introduzione: due grandezze spesso confuse

Nel linguaggio quotidiano usiamo le parole caldo e freddo come se fossero proprietà intrinseche degli oggetti, ma la fisica ci offre una visione più raffinata e potente. Quando tocchiamo una maniglia di metallo in inverno la sentiamo gelida, mentre il maglione di lana accanto sembra tiepido: eppure entrambi gli oggetti si trovano alla stessa temperatura ambiente. Questa esperienza ci suggerisce che il nostro corpo non misura la temperatura, bensì la rapidità con cui l'energia termica fluisce attraverso la pelle. La fisica del Settecento e dell'Ottocento ha lavorato a lungo per separare due concetti tanto vicini quanto distinti: la temperatura, che descrive uno stato del corpo, e il calore, che descrive un trasferimento di energia tra corpi. In questa unità impareremo a maneggiare queste grandezze con rigore, attraverso definizioni operative, formule e leggi sperimentali. Vedremo anche come i fenomeni di dilatazione, i passaggi di stato e i meccanismi di propagazione del calore poggino tutti su questa fondamentale distinzione.

La temperatura e le sue scale

La temperatura è una grandezza fisica fondamentale che, dal punto di vista microscopico, è proporzionale all'energia cinetica media delle particelle che costituiscono un corpo. Per misurarla si sfrutta una proprietà termometrica, cioè una grandezza che varia in modo regolare e riproducibile al variare dello stato termico: la dilatazione di un liquido, la resistenza elettrica di un filo metallico o la pressione di un gas a volume costante. La scala più diffusa nella vita quotidiana è la scala Celsius, costruita assegnando il valore 0 °C al ghiaccio fondente e il valore 100 °C all'acqua in ebollizione, entrambi alla pressione atmosferica normale. In ambito scientifico si utilizza la scala Kelvin, la cui unità è il kelvin (simbolo K) e il cui zero coincide con lo zero assoluto, la temperatura più bassa concepibile, pari a circa −273,15 °C. La conversione fra le due scale è semplicissima: T(K) = t(°C) + 273,15, perché le due scale hanno la stessa ampiezza di grado e differiscono solo per l'origine. Negli Stati Uniti si usa ancora la scala Fahrenheit, dove il ghiaccio fonde a 32 °F e l'acqua bolle a 212 °F: per esempio, una febbre di 38 °C corrisponde a circa 100,4 °F, un valore che può sorprendere chi non è abituato a quella scala.

L'equilibrio termico e il principio zero

Quando mettiamo a contatto due corpi a temperature diverse, dopo un tempo sufficientemente lungo essi raggiungono la stessa temperatura: questa è la condizione di equilibrio termico, alla base di tutta la termologia. Il principio zero della termodinamica afferma che se un corpo A è in equilibrio termico con un corpo B, e B lo è con un corpo C, allora anche A e C sono in equilibrio termico fra loro. Questa proprietà, apparentemente ovvia, è in realtà ciò che consente di definire in modo univoco la temperatura e di costruire i termometri: il termometro misura la propria temperatura, ma grazie al principio zero possiamo dire che, una volta raggiunto l'equilibrio con il corpo da misurare, esso indica anche la temperatura del corpo stesso. Un esempio tipico è quello del tè caldo lasciato sul tavolo: la tazza cede energia all'aria circostante finché bevanda, tazza e ambiente raggiungono la stessa temperatura finale. Un secondo esempio si osserva mettendo in frigorifero una bottiglia d'acqua: dopo qualche ora la bottiglia, l'aria interna del frigorifero e gli altri alimenti si trovano tutti a circa 4 °C, esattamente come prevede il principio zero. Da questo principio nasce anche l'idea che il calore fluisca spontaneamente sempre dal corpo più caldo a quello più freddo, mai in senso opposto.

Il calore come energia in transito

Il calore, indicato di solito con la lettera Q, è energia che passa da un corpo a un altro a causa di una differenza di temperatura, e per questo si misura in joule come ogni altra forma di energia. Storicamente si usava la caloria, definita come la quantità di calore necessaria per innalzare di 1 °C la temperatura di 1 g di acqua distillata: l'equivalenza, stabilita da Joule con i suoi celebri esperimenti, è 1 cal ≈ 4,186 J. È importante sottolineare che il calore non è una proprietà posseduta dai corpi, bensì un trasferimento: dire che un corpo contiene calore è scorretto, mentre è corretto dire che esso possiede energia interna. La quantità di calore scambiata da un corpo che non cambia stato fisico si calcola con la legge fondamentale della calorimetria, Q = m · c · ΔT, dove m è la massa, c il calore specifico e ΔT la variazione di temperatura. Il calore specifico è una caratteristica del materiale e indica quanta energia serve per riscaldare di 1 K una massa unitaria di sostanza: l'acqua ha il valore eccezionalmente alto di circa 4186 J/(kg·K), mentre il ferro si ferma a circa 450 J/(kg·K), e questo spiega perché un cucchiaio di metallo immerso nella minestra bollente si scaldi molto più in fretta del brodo stesso. Un secondo esempio significativo è il clima mite delle zone costiere: il mare, grazie al suo enorme calore specifico, accumula energia in estate e la rilascia gradualmente in inverno, mitigando le escursioni termiche.

Calorimetria e calorimetro delle mescolanze

Quando due corpi a temperature diverse vengono messi a contatto in un sistema isolato, il corpo più caldo cede calore mentre quello più freddo lo assorbe, finché non si raggiunge la temperatura di equilibrio. Imponendo che la somma algebrica dei calori scambiati sia nulla, scriviamo Q_ceduto + Q_assorbito = 0, ovvero m₁·c₁·(T_e − T₁) + m₂·c₂·(T_e − T₂) = 0. Da questa relazione si ricava facilmente la temperatura di equilibrio T_e, che è una media pesata delle temperature iniziali con pesi dati dai prodotti massa per calore specifico. Lo strumento che permette di applicare in laboratorio questa legge è il calorimetro delle mescolanze, costituito da un vaso ben isolato termicamente nel quale si misurano temperature iniziali e finale di sostanze diverse. Un esempio classico consiste nel versare 200 g di acqua a 20 °C in un thermos contenente 100 g di acqua a 80 °C: applicando l'equazione si trova una temperatura finale di 40 °C, perché la massa fredda è doppia di quella calda. Un secondo esempio riguarda il caffè: aggiungendo un cucchiaio di latte freddo a tazza piena, la temperatura scende solo di pochi gradi, mentre versando metà tazza di latte la diminuzione è drastica, esattamente come prevede la media pesata.

La dilatazione termica

La maggior parte dei materiali, quando viene riscaldata, aumenta le proprie dimensioni a causa della maggiore agitazione delle particelle che lo compongono. Nei solidi distinguiamo dilatazione lineare, superficiale e volumica: per una sbarra di lunghezza iniziale L₀ vale la legge L = L₀·(1 + λ·ΔT), dove λ è il coefficiente di dilatazione lineare, caratteristico del materiale. Per i liquidi, che non hanno una forma propria, si parla solo di dilatazione volumica e si scrive V = V₀·(1 + α·ΔT), con α dell'ordine di grandezza di 10⁻⁴ K⁻¹, cioè dieci volte maggiore rispetto ai solidi. Nei gas la dilatazione è ancora più sensibile e segue la prima legge di Gay-Lussac a pressione costante. Un esempio quotidiano sono i giunti di dilatazione lasciati nei binari ferroviari e nei ponti, piccoli spazi vuoti necessari perché in estate il metallo si allunga di diversi millimetri ogni metro. Un secondo esempio è il termometro a mercurio o ad alcol: il liquido, dilatandosi nel sottile capillare, sale di una quantità proporzionale all'aumento di temperatura, fornendo una misura immediata. Una curiosità importante è l'anomalia dell'acqua: tra 0 °C e 4 °C essa si contrae anziché dilatarsi, e questo spiega perché il ghiaccio galleggia e i pesci sopravvivono nei laghi gelati in superficie.

I passaggi di stato e il calore latente

Durante un passaggio di stato — fusione, solidificazione, evaporazione, condensazione, sublimazione — la temperatura della sostanza rimane costante, sebbene il corpo continui a scambiare energia con l'ambiente. Questa energia, che serve a rompere o formare i legami tra le molecole anziché ad aumentarne l'agitazione, è chiamata calore latente e si esprime con la formula Q = m·L, dove L è il calore latente specifico, misurato in J/kg. Per l'acqua, il calore latente di fusione vale circa 334 kJ/kg, mentre quello di vaporizzazione raggiunge ben 2260 kJ/kg, un valore enorme che spiega molti fenomeni naturali e tecnologici. Per esempio, mettendo un cubetto di ghiaccio in un bicchiere d'acqua, la sua temperatura resta a 0 °C finché non si è completamente sciolto, e solo dopo il liquido inizia a riscaldarsi nuovamente. Un secondo esempio è la sudorazione: il sudore evaporando dalla pelle sottrae al corpo una grande quantità di calore latente, permettendo all'organismo di raffreddarsi efficacemente nelle giornate afose. Curiosamente, anche le pentole a pressione sfruttano questo principio: aumentando la pressione si innalza la temperatura di ebollizione dell'acqua, riducendo i tempi di cottura.

La propagazione del calore

Il calore si propaga attraverso tre meccanismi distinti: conduzione, convezione e irraggiamento. La conduzione avviene principalmente nei solidi, dove le particelle vibrano trasmettendo energia ai vicini senza spostarsi: un manico metallico di una pentola posta sul fuoco si scalda rapidamente proprio per questo motivo. La convezione, tipica dei fluidi (liquidi e gas), consiste nel movimento d'insieme di porzioni di materia più calda che salgono e di materia più fredda che scende, generando moti convettivi: la circolazione dell'aria in una stanza con un termosifone ne è un esempio quotidiano, così come le correnti oceaniche che redistribuiscono l'energia solare. L'irraggiamento, infine, non richiede un mezzo materiale e avviene mediante onde elettromagnetiche, soprattutto infrarosse: è così che il Sole riscalda la Terra attraversando il vuoto cosmico e che sentiamo il tepore di un caminetto stando a qualche metro di distanza. Ogni corpo emette radiazione termica con un'intensità che cresce molto rapidamente con la temperatura, secondo la legge di Stefan-Boltzmann. I materiali isolanti, come la lana di vetro o il polistirolo, ostacolano tutti e tre i meccanismi, riducendo notevolmente le dispersioni domestiche e mantenendo costante la temperatura interna degli edifici.

Ricorda

Esercizio attivo di verifica: prendi il quaderno e calcola la quantità di calore necessaria per portare 250 g di acqua a 20 °C fino al punto di ebollizione, ricordando che il calore specifico dell'acqua è 4186 J/(kg·K). Poi prosegui: quanto calore servirebbe per vaporizzare completamente quella stessa massa d'acqua, sapendo che il calore latente di vaporizzazione vale 2,26·10⁶ J/kg? Confronta i due risultati e commenta perché far bollire l'acqua è veloce, mentre farla evaporare del tutto richiede molto più tempo.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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