Schopenhauer e la volontà

SpiegazioneLiceo · 5ªfilosofia

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Per Schopenhauer la realtà non è razionale come pensava Hegel: dietro il velo delle apparenze si nasconde una Volontà cieca, irrazionale e insaziabile, che condanna l'esistenza al dolore ma può essere superata attraverso arte, compassione e ascesi.

Arthur Schopenhauer pubblica nel 1819 Il mondo come volontà e rappresentazione, opera che rovescia l'ottimismo idealistico dominante nella cultura tedesca dell'epoca. Egli riprende da Kant la distinzione tra fenomeno e noumeno, ma sostiene di poter accedere alla cosa in sé attraverso l'esperienza interna del nostro corpo. Quando agiamo non osserviamo soltanto un movimento esteriore: sentiamo dall'interno l'impulso che ci spinge, e quell'impulso è la chiave per comprendere l'intera realtà. La filosofia diventa così uno smascheramento dell'illusione, un percorso che svela ciò che si cela dietro le rassicuranti costruzioni della ragione.

Il mondo come rappresentazione e come volontà

Il mondo, secondo Schopenhauer, ci appare anzitutto come rappresentazione: tutto ciò che vediamo è filtrato dalle forme a priori dello spazio, del tempo e dalla categoria della causalità, che insieme formano il velo di Maya, immagine presa dalla tradizione indiana. Questa rappresentazione è un'illusione necessaria, perché senza di essa non potremmo orientarci, ma resta comunque un sogno che nasconde l'essenza profonda delle cose. La svolta avviene quando il soggetto si accorge di non essere soltanto un osservatore: egli è anche un corpo, e il corpo gli rivela dall'interno una forza che lo muove senza che la ragione ne sia padrona. Quella forza, generalizzata a tutto il reale, è la Volontà: un impulso unico, eterno, privo di scopo, che si manifesta come gravità nella pietra, istinto negli animali e desiderio negli uomini. Essa è cieca perché non sa cosa vuole, è irrazionale perché non segue logica, è insaziabile perché ogni soddisfazione genera nuovi bisogni. Un esempio concreto chiarisce il meccanismo: chi desidera ardentemente un viaggio prova gioia al momento della partenza, ma presto la meta diventa abitudine e nasce immediatamente il desiderio di un'altra destinazione, in una catena senza fine.

Il pessimismo e le vie di liberazione

Dalla natura della Volontà discende il pessimismo radicale di Schopenhauer: la vita è un pendolo che oscilla tra dolore e noia, perché il desiderio insoddisfatto è sofferenza, mentre la soddisfazione produce vuoto e tedio. L'amore stesso non è altro che l'inganno della specie che usa l'individuo per perpetuarsi, e il piacere è solo cessazione temporanea della mancanza. Tuttavia il filosofo non si ferma alla disperazione e indica tre vie progressive di liberazione dalla schiavitù della Volontà. La prima è l'arte: contemplando le idee eterne attraverso le opere artistiche, e soprattutto attraverso la musica che esprime direttamente la Volontà, l'uomo dimentica per un attimo il proprio io e i propri bisogni. La seconda è la morale della compassione, nella quale comprendiamo che il dolore altrui è anche il nostro, perché in fondo siamo tutti manifestazioni della stessa Volontà unica. La terza e definitiva è l'ascesi, una rinuncia volontaria a ogni desiderio che conduce alla noluntas, cioè al non-volere, vicino al nirvana buddhista e radicalmente diverso dal suicidio, che resta un atto di volontà e quindi un fallimento.

Ricorda

Esercizio attivo sul quaderno: scrivi un breve dialogo immaginario (8-10 battute) tra Schopenhauer e uno studente ottimista che afferma «la felicità si raggiunge realizzando i propri desideri». Schopenhauer deve confutare questa tesi usando almeno tre concetti chiave appresi (velo di Maya, pendolo dolore-noia, noluntas).

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.liceo-scientifico.filosofia.cl5.filosofia-novecento.01 — Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento per i licei. Da revisionare.

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