Nietzsche: la filosofia del martello e l'oltreuomo

SpiegazioneLiceo · 5ªfilosofia

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Friedrich Nietzsche (1844-1900) è il filosofo che ha colpito con il martello le grandi certezze dell'Occidente: la morale, la religione, la verità, il senso stesso della storia. La sua scrittura aforistica, ironica e provocatoria mette in crisi il lettore e lo costringe a ripensare se stesso. Studiarlo significa imparare a sospettare delle proprie convinzioni e a guardare la vita come compito creativo, non come dovere ricevuto.

Vita e contesto: un pensatore inattuale

Nietzsche nasce a Röcken, in Sassonia, da una famiglia di pastori protestanti, e a soli ventiquattro anni ottiene la cattedra di filologia classica a Basilea grazie alla sua straordinaria precocità. La sua salute fragile e il rapporto travagliato con Wagner e con Lou Salomé segnano profondamente la sua esistenza, fino al crollo mentale di Torino nel 1889. Egli si definisce "inattuale", cioè non in sintonia con il proprio tempo, perché critica l'ottimismo positivistico e la fiducia cieca nel progresso che dominavano l'Ottocento europeo. La sua filosofia non si presenta come sistema, ma come una serie di esplosioni di pensiero affidate ad aforismi, poemi e parabole. Pensiamo al giovane che, oggi, rifiuta di seguire la carriera scelta dai genitori perché sente che non corrisponde alla propria vocazione: ecco un piccolo esempio di "inattualità" nietzscheana. Oppure consideriamo chi, in una società iperconnessa, decide di vivere senza social network: questa scelta controcorrente ricorda il gesto del filosofo che si sottrae al coro del proprio tempo.

La nascita della tragedia: apollineo e dionisiaco

Nella sua prima grande opera, La nascita della tragedia del 1872, Nietzsche interpreta la civiltà greca attraverso la polarità tra due forze: l'apollineo e il dionisiaco. L'apollineo è il principio della forma, della misura, del sogno luminoso e dell'individuazione, simboleggiato dalle statue armoniose e dalle architetture equilibrate. Il dionisiaco, invece, è la forza dell'ebbrezza, del caos vitale, dell'unione estatica con la natura, rappresentata dalla musica, dalla danza e dal vino. La tragedia attica nasce dall'incontro fecondo tra queste due forze, ma viene uccisa da Socrate ed Euripide, che impongono il primato della ragione discorsiva. Pensiamo alla differenza tra un concerto di musica classica ascoltato in silenzio composto e un rave dove i corpi si muovono insieme fino a perdere i confini individuali: il primo è apollineo, il secondo dionisiaco. Un altro esempio quotidiano: studiare matematica con metodo rigoroso è apollineo, mentre lasciarsi trasportare dall'improvvisazione in cucina o nello sport è dionisiaco.

La critica della morale e la "morte di Dio"

Nel celebre aforisma 125 della Gaia scienza, Nietzsche fa annunciare da un uomo folle la morte di Dio, evento epocale di cui gli uomini non hanno ancora compreso la portata. Non si tratta di una semplice dichiarazione di ateismo, ma della constatazione che il fondamento metafisico e morale dell'Occidente è crollato e non può più reggere i valori tradizionali. Da questa diagnosi nasce la Genealogia della morale, in cui Nietzsche distingue una morale dei signori, fondata sull'affermazione della vita e della forza, da una morale degli schiavi, nata dal risentimento dei deboli contro i forti. Il cristianesimo, secondo Nietzsche, ha imposto valori come l'umiltà, la pietà e la rinuncia, capovolgendo la nobile gerarchia originaria. Pensiamo a chi, in un gruppo classe, viene escluso e diffonde malignità contro i compagni più brillanti: è un esempio quotidiano di risentimento. Oppure consideriamo lo studente che dichiara "non mi interessa prendere bei voti" solo perché non ce la fa: è un caso di rivalutazione difensiva tipica della morale degli schiavi.

Il nichilismo e la sua duplice forma

La morte di Dio apre l'epoca del nichilismo, condizione in cui i valori supremi si svalutano e l'esistenza appare priva di scopo. Nietzsche distingue un nichilismo passivo, fatto di stanchezza e rassegnazione, da un nichilismo attivo, che distrugge i vecchi valori per aprire lo spazio a una nuova creazione. Il filosofo non si limita a constatare il vuoto, ma lo attraversa fino in fondo, perché solo chi ha il coraggio di guardare nell'abisso può poi inventare nuovi orizzonti. Il nichilismo, dunque, è insieme malattia e possibilità di guarigione, crisi e occasione di rinascita. Pensiamo all'adolescente che, dopo aver perso la fede nelle promesse degli adulti, cade in uno stato di apatia e cinismo: questo è nichilismo passivo. Pensiamo, invece, a chi, dopo una delusione amorosa, decide di reinventare la propria vita scegliendo nuove passioni e nuovi amici: ecco una forma di nichilismo attivo che traduce la perdita in occasione creativa.

L'eterno ritorno dell'uguale

L'eterno ritorno è una delle intuizioni più enigmatiche di Nietzsche, presentata nella Gaia scienza e ripresa in Così parlò Zarathustra. L'idea è semplice nella formulazione e vertiginosa nelle conseguenze: ogni istante della tua vita si ripeterà infinite volte, identico, senza differenze. Questa non è una teoria cosmologica da dimostrare, ma una prova esistenziale: se tu sapessi che ogni tuo gesto si ripeterà eternamente, lo vorresti ancora? Solo chi sa dire "sì" alla vita in ogni suo aspetto, anche nelle sofferenze, supera la prova e diventa capace dell'amor fati, l'amore del proprio destino. Pensiamo a uno studente che, dovendo scegliere tra studiare un libro che lo appassiona o uno noioso ma utile per il voto, si chiede: "vorrei rivivere questa scelta infinite volte?". Oppure pensiamo a chi, terminata una giornata, si ferma a riflettere se davvero la rifarebbe identica: l'eterno ritorno diventa criterio etico per scegliere con autenticità.

L'oltreuomo e la volontà di potenza

L'oltreuomo (in tedesco Übermensch) non è un superuomo razzista o tirannico, come hanno tristemente travisato certe ideologie del Novecento, ma una figura simbolica annunciata da Zarathustra: colui che, dopo la morte di Dio, sa creare nuovi valori a partire da sé. L'oltreuomo è il fanciullo dello spirito, che gioca con il mondo e dice il sacro "sì" alla vita, dopo essere stato cammello (che porta il peso della tradizione) e leone (che dice "no" ai vecchi idoli). A questa figura si lega la volontà di potenza, che non è desiderio di dominare gli altri, ma forza creativa e affermativa che attraversa ogni essere vivente. La vita stessa, per Nietzsche, è volontà di potenza: tendenza ad accrescere se stessi e a superare i propri limiti. Pensiamo all'artista che, invece di copiare i maestri, inventa un linguaggio nuovo: è un piccolo gesto da oltreuomo. Oppure pensiamo al ragazzo che, anziché lamentarsi delle regole familiari, propone con argomenti nuovi un patto diverso con i genitori: anche qui agisce una forma di volontà creatrice.

Stile, eredità e fraintendimenti

Nietzsche scrive per immagini, parabole, aforismi e poemi filosofici, perché vuole evitare la sistematicità della metafisica e provocare il lettore a pensare da sé. Il suo stile fulminante influenza tutto il Novecento, dalla letteratura (Mann, Hesse, Pirandello) alla psicoanalisi (Freud), dall'esistenzialismo (Heidegger, Jaspers) fino al pensiero francese contemporaneo (Foucault, Deleuze). Purtroppo la sorella Elisabeth, dopo il crollo del filosofo, manipolò i manoscritti e favorì un'appropriazione ideologica da parte del nazismo, che falsificò il pensiero nietzscheano in chiave razzista. Gli studiosi del secondo Novecento, in particolare Giorgio Colli e Mazzino Montinari, hanno restituito i testi nella loro forma autentica e liberato Nietzsche da queste distorsioni. Pensiamo a quanto sia importante, anche oggi, leggere le fonti originali invece di accontentarsi di citazioni isolate sui social: è un esempio quotidiano di responsabilità ermeneutica. Pensiamo, ancora, a come una frase estrapolata da un discorso possa essere usata per fini opposti rispetto all'intenzione di chi l'ha pronunciata.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica (da svolgere sul quaderno): scrivi una pagina di diario immaginando di essere Zarathustra che scende dalla montagna. Racconta che cosa annunci agli uomini riuniti nella piazza, spiega perché molti non ti capiscono e indica due valori vecchi che vorresti abbattere e due valori nuovi che vorresti proporre. Cerca di usare lo stile aforistico, breve e provocatorio, tipico di Nietzsche.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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