Cartesio e il razionalismo: la nascita del soggetto pensante

SpiegazioneLiceo · 4ªfilosofia

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Cartesio inventa la filosofia moderna ricominciando da zero: dubita di tutto per trovare una sola certezza, il pensiero stesso. Da quel punto fermo costruisce un metodo razionale per conoscere il mondo e fonda l'idea di soggetto che attraverserà tutta la filosofia successiva.

Un filosofo in un'epoca di crisi

René Descartes, italianizzato in Cartesio, nasce nel 1596 in Francia e vive in un'epoca attraversata da profonde trasformazioni. La rivoluzione scientifica di Galileo e Keplero ha appena scardinato l'immagine medievale del cosmo, mentre le guerre di religione hanno mostrato quanto fragili siano le verità ereditate dalla tradizione. In questo scenario di incertezza generale Cartesio sente l'urgenza di trovare un fondamento sicuro per il sapere, qualcosa che resista a ogni dubbio. Per fare un esempio quotidiano, è come quando dopo un terremoto si vuole ricostruire una casa: prima di tutto si verifica che le fondamenta siano solide, altrimenti ogni muro crollerà. Allo stesso modo, Cartesio decide di abbattere mentalmente tutto il sapere ricevuto per ripartire dalle basi più stabili. Un altro esempio illuminante è quello di chi, dopo aver scoperto che il proprio cellulare contiene un virus, preferisce formattarlo completamente piuttosto che fidarsi di un'app dopo l'altra.

Che cos'è il razionalismo

Il razionalismo è la corrente filosofica che individua nella ragione la fonte principale e più sicura della conoscenza, contrapponendosi all'empirismo che privilegia invece l'esperienza sensibile. Per un razionalista i sensi possono ingannare, mentre il pensiero ben condotto raggiunge verità universali e necessarie, valide cioè sempre e per tutti. Cartesio è considerato il padre di questa corrente, che proseguirà con Spinoza e Leibniz nel Seicento. Un esempio quotidiano aiuta a capire la differenza: quando immergiamo una matita in un bicchiere d'acqua, i nostri occhi ce la mostrano spezzata, ma la ragione ci dice che è ancora intera. Pensiamo anche a un miraggio nel deserto o sull'asfalto rovente d'estate: l'occhio vede una pozzanghera che la ragione, conoscendo la rifrazione, sa essere illusoria. Il razionalista conclude che, in caso di conflitto, dobbiamo fidarci più di ciò che pensiamo che di ciò che vediamo.

Il metodo: quattro regole per pensare bene

Cartesio espone nel Discorso sul metodo del 1637 quattro regole fondamentali per condurre correttamente la ragione. Esse sono il cuore del suo razionalismo perché trasformano il pensiero da attività spontanea a procedura controllata, simile a quella di uno scienziato in laboratorio.

  1. Regola dell'evidenza: accettare come vero soltanto ciò che si presenta alla mente in modo chiaro e distinto, senza alcun dubbio possibile.
  2. Regola dell'analisi: dividere ogni problema complesso nelle sue parti più semplici, fino a raggiungere elementi facilmente comprensibili.
  3. Regola della sintesi: ricomporre il sapere partendo dalle nozioni più semplici per risalire gradualmente a quelle più complesse, senza saltare passaggi.
  4. Regola dell'enumerazione: rivedere tutto il percorso con elenchi completi, per essere sicuri di non aver dimenticato nulla.

Un esempio concreto: chi vuole capire come funziona uno smartphone non lo osserva solo dall'esterno, ma lo scompone idealmente in batteria, schermo, processore e software, studia ogni parte e poi ricostruisce il funzionamento complessivo. Allo stesso modo, uno studente che prepara un'interrogazione di storia spezzetta un grande evento, come la Rivoluzione francese, in cause economiche, sociali, politiche e culturali, prima di ricomporlo in un quadro unitario.

Il dubbio metodico e il genio maligno

Per trovare una verità assolutamente certa Cartesio adotta il dubbio come strumento, non come fine: si tratta del cosiddetto dubbio metodico, una sorta di setaccio che lascia passare solo ciò che non può essere messo in discussione. Egli comincia col dubitare dei sensi, perché talvolta ci ingannano, e prosegue dubitando perfino delle verità matematiche, ipotizzando che un genio maligno potentissimo possa farci sbagliare ogni volta che calcoliamo. Si passa così dal dubbio metodico al dubbio iperbolico, cioè esagerato e radicale, in cui anche due più tre potrebbe non fare cinque. Pensiamo all'esperienza del sogno: mentre sogniamo di camminare a scuola, siamo convinti che tutto sia reale, e solo al risveglio scopriamo l'inganno. Un altro esempio è la realtà virtuale dei visori moderni: una persona immersa in un videogioco può credere di trovarsi su una montagna, mentre è seduta in salotto. Questi esempi mostrano che, senza un criterio sicuro, perfino le esperienze più vivide potrebbero essere illusioni.

Cogito ergo sum: la prima certezza

Nel punto più profondo del dubbio Cartesio scopre qualcosa che non può essere negato: anche se dubito di tutto, non posso dubitare di stare dubitando, perché il dubbio stesso è un pensiero. Da qui nasce la celebre formula penso, dunque sono, in latino cogito ergo sum, che diventa la prima certezza inattaccabile della filosofia moderna. Anche se un genio maligno mi ingannasse, dovrei comunque esistere per essere ingannato; quindi finché penso, esisto necessariamente come soggetto pensante, cioè come res cogitans. Un esempio quotidiano: quando ci chiediamo se siamo davvero svegli, il solo fatto di porsi la domanda dimostra che qualcuno la sta ponendo. Un'altra immagine efficace è quella di chi, in un'aula buia, urla per sapere se c'è qualcuno: il suono stesso della sua voce conferma almeno la propria presenza. Con il cogito Cartesio scopre il soggetto come fondamento del sapere, e da questo momento la filosofia non studierà più solo l'essere, ma anche chi pensa l'essere.

Le idee innate e l'esistenza di Dio

Dopo aver fondato l'esistenza dell'io, Cartesio deve uscire dal proprio pensiero per recuperare la realtà del mondo, e lo fa attraverso la dimostrazione dell'esistenza di Dio. Egli osserva che nella sua mente esistono tre tipi di idee: avventizie, cioè provenienti dall'esterno; fattizie, cioè costruite dall'immaginazione; e innate, cioè possedute fin dalla nascita. Tra queste ultime spicca l'idea di un essere infinito e perfetto, che un essere finito e imperfetto come l'uomo non potrebbe inventare da solo: tale idea deve dunque essere stata posta in noi da Dio stesso. Una volta dimostrato che Dio esiste ed è perfettamente buono, possiamo essere sicuri che non ci inganna sistematicamente: il mondo esterno esiste davvero e la matematica è affidabile. Un esempio quotidiano è quello di un bambino che non ha mai visto un grattacielo perfetto e infinitamente alto, ma riesce comunque a pensare l'idea di infinito: da dove viene? Un altro esempio è la fiducia che riponiamo in un vecchio amico onesto: sapere che non ci mente ci permette di basarci sui suoi racconti per agire nel mondo.

Il dualismo: res cogitans e res extensa

Dalle sue analisi Cartesio ricava una visione della realtà divisa in due sostanze radicalmente diverse, formando il celebre dualismo cartesiano. Da un lato c'è la res cogitans, la sostanza pensante, libera, immateriale e non misurabile, che corrisponde alla mente o anima; dall'altro c'è la res extensa, la sostanza estesa, materiale, occupante uno spazio e descrivibile in termini geometrici e meccanici. Tutta la natura, compresi gli animali e il corpo umano, appartiene alla res extensa e funziona come una grande macchina, mentre solo l'uomo possiede anche una res cogitans. Per fare un esempio quotidiano, un orologio meccanico è pura res extensa: ingranaggi, molle, lancette che si muovono secondo leggi fisiche. La mente di chi guarda l'orologio e si chiede che ore sono appartiene invece alla res cogitans, perché non è misurabile né localizzabile in millimetri. Questa distinzione fonderà la separazione moderna tra scienze della natura e scienze dello spirito.

L'eredità del razionalismo cartesiano

Il pensiero di Cartesio segna una svolta talmente profonda da essere considerato la nascita della filosofia moderna, e tutta la filosofia successiva dialogherà con la sua eredità. Spinoza riprenderà l'idea di un sapere costruito more geometrico, cioè con il rigore della geometria, mentre Leibniz svilupperà ulteriormente le idee innate. Kant, pur ammirando Cartesio, mostrerà che la ragione ha dei limiti e non può conoscere tutto, segnando un secondo grande spartiacque del pensiero. Anche Hegel, Schopenhauer, Heidegger e i fenomenologi del Novecento si confronteranno con il problema del soggetto aperto da Cartesio, accettandolo, modificandolo o criticandolo. Un esempio: ogni volta che oggi diciamo io penso o io credo, presupponiamo senza saperlo il soggetto cartesiano. Anche un dibattito contemporaneo sull'intelligenza artificiale, quando ci si chiede se un computer possa davvero pensare, è in continuità diretta con la domanda cartesiana sulla natura della res cogitans.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica: prendi il quaderno e prova a immaginare di essere Cartesio per cinque minuti. Scrivi tre cose della tua giornata di cui potresti dubitare (per esempio: che la sedia su cui sei seduto esista davvero) e spiega per ciascuna perché un sogno o un genio maligno potrebbero ingannarti. Poi, sotto, scrivi una frase che inizia con la formula cogito ergo sum, applicandola al tuo caso (per esempio: penso a questa interrogazione, dunque esisto). Infine, in tre righe, spiega con parole tue perché questa certezza, secondo Cartesio, non può essere messa in discussione neppure dal dubbio più radicale.

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