La patristica è la riflessione dei Padri della Chiesa che, tra il II e il VII secolo, cerca di conciliare la fede cristiana con la ragione filosofica greca. Agostino di Ippona ne è il vertice e fonda il pensiero cristiano occidentale.
La patristica nasce dall'esigenza di difendere la nuova fede cristiana e di darle una struttura concettuale solida, attingendo soprattutto al platonismo. I Padri sono pensatori e vescovi che, scrivendo trattati e omelie, costruiscono i dogmi e respingono le eresie, dialogando con la cultura pagana. Si distinguono una patristica greca, più speculativa, e una latina, più attenta ai problemi morali e politici. Aurelio Agostino (354-430), vescovo di Ippona, rappresenta la sintesi più alta di questa stagione e l'inizio della filosofia medievale.
Il problema della verità e l'illuminazione
Agostino parte da un'esperienza biografica raccontata nelle Confessioni: dopo anni di smarrimento tra il manicheismo e lo scetticismo, scopre che la verità non è fuori, ma dentro l'anima umana. Il celebre invito è 'noli foras ire, in te ipsum redi': non andare fuori, rientra in te stesso, perché nell'uomo interiore abita la verità. Questa interiorità, però, non basta: l'anima trova in sé verità eterne e necessarie, come quelle matematiche, che superano la mente finita e quindi rimandano a Dio. Nasce così la dottrina dell'illuminazione, vera architrave della gnoseologia agostiniana. Dio è il sole intelligibile che illumina i concetti, così come il sole fisico permette all'occhio di vedere i colori; senza quella luce divina l'intelletto resterebbe cieco davanti alle idee universali. Conoscere, allora, significa partecipare di una luce che non produciamo noi, ma riceviamo dal Maestro interiore.
Tempo, male e città di Dio
Nel libro XI delle Confessioni Agostino affronta il problema del tempo con un'analisi che ancora oggi colpisce per finezza: il passato non è più, il futuro non è ancora, il presente è un istante che fugge. La soluzione è interiorizzare il tempo nell'anima, dove vivono la memoria del passato, l'attenzione del presente e l'attesa del futuro: il tempo è dunque distensio animi, distensione dell'anima. Parallelamente, Agostino risolve il problema del male, ereditato dal manicheismo, negando che esso sia una sostanza: il male non è una cosa creata da un principio cattivo, ma una privazione di bene, come la cecità è assenza di vista in un occhio che dovrebbe vedere. Il male morale, in particolare, nasce dal libero arbitrio che si distoglie dai beni superiori per attaccarsi a quelli inferiori. Su queste basi Agostino costruisce, ne La città di Dio, una grandiosa filosofia della storia: due amori hanno generato due città, l'amore di sé fino al disprezzo di Dio fonda la civitas terrena, l'amore di Dio fino al disprezzo di sé fonda la civitas Dei. La storia umana è il dramma intrecciato di queste due città, che si separeranno definitivamente solo alla fine dei tempi.
Ricorda
- La patristica elabora i dogmi cristiani usando categorie filosofiche greche, soprattutto platoniche, e culmina in Agostino.
- Per Agostino la verità abita nell'interiorità e si conosce grazie all'illuminazione divina; il male è privazione di bene e il tempo è distensione dell'anima.
- Esercizio attivo sul quaderno: scrivi in cinque righe la differenza tra civitas Dei e civitas terrena secondo Agostino, indicando quale 'amore' fonda ciascuna delle due e perché esse coesistono nella storia.