Il neoplatonismo è l'ultima grande corrente della filosofia antica: nasce nel III secolo d.C. ad Alessandria d'Egitto e rielabora Platone in chiave mistica e religiosa.
Quando l'Impero romano attraversa la crisi del III secolo, la filosofia smette di occuparsi soltanto di politica e natura e cerca risposte sulla salvezza dell'anima. In questo clima il pensatore egizio Plotino (205-270 d.C.) fonda una scuola a Roma e raccoglie i suoi scritti nelle Enneadi, curate dal discepolo Porfirio. Plotino non vuole inventare un sistema nuovo, ma dichiara di voler interpretare fedelmente Platone, integrandolo con elementi aristotelici e stoici. Il risultato è una sintesi originale che dominerà il pensiero tardoantico e influenzerà profondamente Agostino, il Medioevo cristiano e il Rinascimento. La parola d'ordine di questa scuola è il ritorno all'Uno, principio primo da cui tutto procede e a cui tutto tende.
L'Uno e la processione della realtà
Al vertice della realtà Plotino pone l'Uno, principio assolutamente semplice, infinito e indicibile, che sta al di là dell'essere e del pensiero stesso. L'Uno non è una cosa fra le cose, ma la sorgente da cui ogni cosa deriva: non possiamo nemmeno dirne che cosa sia, ma soltanto ciò che non è, secondo la cosiddetta teologia negativa. Da questa fonte inesauribile la realtà discende per emanazione, come la luce si irradia dal sole senza che il sole si impoverisca. Il primo livello che procede dall'Uno è l'Intelletto (Nous), sede delle idee platoniche, che pensa se stesso e contempla l'Uno. Dall'Intelletto procede poi l'Anima del mondo, principio della vita, che si fa ponte tra il piano intelligibile e quello sensibile, generando infine la materia, gradino più basso e meno reale. Pensiamo al fenomeno di una candela accesa in una stanza buia: la fiamma resta intatta, ma la luce si diffonde indebolendosi man mano che si allontana, proprio come l'essere si affievolisce nei gradi inferiori della processione.
Il ritorno dell'anima e l'estasi
La discesa non è però l'ultima parola: ogni grado della realtà conserva un desiderio profondo di tornare verso il principio, e questo movimento di ritorno (epistrophé) è il cuore dell'etica plotiniana. L'anima umana, in particolare, è caduta nel corpo ma custodisce dentro di sé una scintilla dell'Intelletto, che le permette di risalire la scala dell'essere. Il percorso del ritorno passa per tre tappe ascendenti: la purificazione dalle passioni, la conoscenza filosofica che eleva al mondo intelligibile e infine l'unione estatica con l'Uno. Quest'ultima esperienza è ineffabile, perché in essa il soggetto si fonde con il principio e ogni distinzione svanisce: Porfirio racconta che il maestro la raggiunse quattro volte in vita sua. Dopo Plotino, la scuola si sviluppa con Porfirio, Giamblico e Proclo, che arricchiscono il sistema con elementi rituali e teologici detti teurgici. Il neoplatonismo trasmetterà al pensiero cristiano la grammatica per parlare di Dio come principio trascendente, e nutrirà autori come Agostino, lo Pseudo-Dionigi e i filosofi del Rinascimento fiorentino.
Ricorda
- Plotino reinterpreta Platone in senso religioso: l'Uno è il principio primo, ineffabile, da cui tutto procede per emanazione attraverso Intelletto, Anima e materia.
- La vita filosofica è un cammino di ritorno all'Uno che culmina nell'estasi, esperienza mistica di unione con il principio.
- Esercizio attivo sul quaderno: disegna uno schema verticale dei quattro livelli della realtà secondo Plotino (Uno, Intelletto, Anima, materia) e accanto a ogni livello scrivi una frase che spieghi che cosa lo distingue dal precedente.