Aristotele: logica e metafisica

SpiegazioneLiceo · 3ªfilosofia

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Aristotele costruisce gli strumenti del pensiero rigoroso (la logica) e indaga ciò che le cose sono nella loro realtà più profonda (la metafisica), aprendo due strade che la filosofia occidentale percorrerà per oltre due millenni.

Chi era Aristotele e perché studiarlo

Aristotele nacque a Stagira nel 384 a.C. e fu allievo di Platone per vent'anni nell'Accademia di Atene. A differenza del maestro, però, sviluppò un pensiero che mette al centro l'esperienza del mondo concreto, anziché un universo separato di idee perfette. Diventò precettore di Alessandro Magno e, tornato ad Atene, fondò il Liceo, una scuola dove si studiavano insieme biologia, fisica, etica, politica e logica. La sua opera è una vera enciclopedia del sapere antico, scritta con un linguaggio tecnico e preciso che ancora oggi influenza la filosofia, la scienza e perfino il linguaggio quotidiano. Quando diciamo "sostanza", "qualità", "categoria", "causa" o "sillogismo", usiamo parole che lui ha codificato. Un esempio quotidiano: quando in laboratorio classifichiamo gli animali per specie e genere, applichiamo uno schema mentale aristotelico; un altro esempio: quando un avvocato in tribunale costruisce un'argomentazione passo dopo passo, segue una struttura logica che Aristotele per primo ha analizzato.

La logica come strumento universale

Per Aristotele la logica non è una scienza tra le altre, ma l'organon, cioè lo strumento di cui ogni scienza ha bisogno per ragionare correttamente. Le sue opere logiche furono raccolte dagli antichi proprio sotto questo titolo: prima di indagare la natura, l'anima o lo Stato, dobbiamo imparare a pensare senza contraddirci. La logica studia le forme valide del ragionamento, indipendentemente dal contenuto specifico di cui si parla. Questo significa che le sue regole valgono sia che parliamo di gatti sia che parliamo di numeri: ciò che conta è la struttura dell'argomento. Pensa a una calcolatrice: funziona allo stesso modo se calcoli il prezzo della spesa o la distanza tra due città; allo stesso modo il sillogismo funziona se parli di mortalità umana o di proprietà geometriche. Un altro esempio quotidiano: quando un meccanico capisce dai sintomi quale pezzo è rotto, sta usando inferenze logiche che hanno la stessa forma di quelle studiate da Aristotele.

Concetto, giudizio, ragionamento

La logica aristotelica si articola in tre livelli che corrispondono a tre operazioni della mente umana. Il primo livello è il concetto, cioè il significato universale che esprimiamo con una parola, come "albero" o "giustizia". Il secondo livello è il giudizio (o proposizione), che unisce due concetti affermando o negando qualcosa, ad esempio "la rosa è rossa". Il terzo livello è il ragionamento, che collega più giudizi per ricavarne uno nuovo, ad esempio "se tutte le rose sono fiori e questa è una rosa, allora questa è un fiore". Ogni livello presuppone il precedente: senza concetti chiari non costruiamo giudizi precisi, e senza giudizi veri non otteniamo ragionamenti solidi. Esempio quotidiano: quando un giornalista scrive un articolo, deve prima possedere i concetti tecnici, poi formulare affermazioni precise, infine collegarle in un'argomentazione coerente. Altro esempio: anche una ricetta di cucina segue questa scala, dai concetti ("farina", "lievito") alle istruzioni ("unisci A e B") fino al procedimento completo.

Il sillogismo: cuore della logica

Il sillogismo è il ragionamento più studiato da Aristotele ed è composto da due premesse e una conclusione, legate da un termine medio che compare in entrambe le premesse ma non nella conclusione. La sua forma più celebre è: "Tutti gli uomini sono mortali; Socrate è un uomo; dunque Socrate è mortale". Qui "uomo" è il termine medio che fa da ponte tra il soggetto "Socrate" e il predicato "mortale". La validità del sillogismo dipende dalla sua forma, non dalla verità materiale delle premesse: si possono costruire sillogismi formalmente corretti anche con premesse assurde, e sillogismi falsi anche con frasi vere. Per essere valido, un sillogismo deve rispettare regole precise, come l'avere almeno una premessa universale e non concludere su un termine medio. Esempio quotidiano: un medico ragiona così quando dice "chi ha questi sintomi soffre di influenza; tu hai questi sintomi; dunque hai l'influenza". Altro esempio: un detective collega indizi nello stesso modo, partendo da regole generali sui comportamenti umani per arrivare al colpevole specifico.

I principi della logica e le categorie

Alla base di ogni ragionamento, Aristotele pone tre principi fondamentali che reggono il pensiero stesso. Il principio di identità dice che ogni cosa è uguale a sé stessa (A è A). Il principio di non contraddizione afferma che è impossibile che una stessa cosa sia e non sia, contemporaneamente e sotto lo stesso aspetto. Il principio del terzo escluso stabilisce che tra due proposizioni contraddittorie una è vera e l'altra è falsa, senza una terza possibilità. Le categorie, invece, sono i modi fondamentali in cui possiamo predicare qualcosa di un soggetto: sostanza, quantità, qualità, relazione, luogo, tempo, posizione, avere, agire, patire. Esempio quotidiano: quando descrivi un amico dicendo "è alto un metro e ottanta (quantità), simpatico (qualità), figlio di Marco (relazione), è in palestra (luogo)", stai usando categorie aristoteliche. Altro esempio: una scheda anagrafica organizza le informazioni esattamente secondo queste classi di predicazione.

La metafisica: la scienza dell'essere in quanto essere

La metafisica, che Aristotele chiamava "filosofia prima", studia l'essere in quanto essere, cioè ciò che hanno in comune tutte le cose per il solo fatto di esistere. A differenza delle altre scienze, che si occupano di un settore particolare (la fisica del movimento, la biologia dei viventi), la metafisica indaga la realtà nei suoi aspetti più generali e profondi. Il termine "metafisica" non fu coniato da Aristotele, ma deriva dalla collocazione delle sue opere dopo (in greco "meta") quelle di fisica nell'edizione antica. Per Aristotele l'essere si dice in molti modi: non esiste un unico significato di "essere", ma una pluralità di sensi che si riferiscono tutti a un significato centrale, quello di sostanza. Esempio quotidiano: la parola "sano" si applica al cibo, al corpo, al colorito, al clima, sempre però rimandando alla salute del corpo come riferimento principale. Allo stesso modo l'essere ha un riferimento centrale: la sostanza individuale, come questo cane o questo libro.

Sostanza, materia e forma

La sostanza è ciò che esiste in modo autonomo e che fa da soggetto agli altri modi di essere: questo cavallo, questo albero, questa persona. Ogni sostanza concreta è composta di materia e forma, due principi inseparabili nelle cose reali e distinguibili solo con il pensiero. La materia è ciò di cui una cosa è fatta (il legno della sedia, il bronzo della statua), mentre la forma è ciò che la rende quella cosa determinata e non un'altra (la struttura della sedia, l'aspetto della statua). Una sedia rotta in mille pezzi ha ancora la materia legno, ma ha perso la sua forma, e con essa l'essere sedia. Aristotele aggiunge che ogni sostanza ha una potenza, cioè ciò che può diventare, e un atto, cioè ciò che è realmente in questo momento. Esempio quotidiano: un seme è in potenza un albero, ma in atto è ancora un seme; uno studente è in potenza un laureato, ma in atto è ancora un iscritto. Altro esempio: il marmo è in potenza una statua, ma diventa statua in atto solo quando lo scultore vi imprime la forma.

Le quattro cause e il primo motore

Per spiegare perché le cose sono come sono e si muovono come si muovono, Aristotele individua quattro cause: materiale, formale, efficiente e finale. La causa materiale è il di-che-cosa una cosa è fatta; la formale è il suo essere-tale; l'efficiente è chi o cosa l'ha prodotta; la finale è lo scopo per cui esiste. Pensiamo a una casa: la materiale sono mattoni e cemento, la formale è il suo progetto architettonico, l'efficiente è il muratore, la finale è l'abitarci. Tutto il movimento del cosmo è passaggio dalla potenza all'atto, ma per evitare un regresso infinito Aristotele postula un primo motore immobile, atto puro, che muove tutte le cose senza essere mosso, attirandole come la meta attira chi cammina. Questo principio è pensiero che pensa sé stesso, la più alta perfezione possibile, e rappresenta il vertice della metafisica aristotelica. Altro esempio: in una pizzeria, l'impasto è la causa materiale, la ricetta è la formale, il pizzaiolo è l'efficiente, la cena dei clienti è la finale.

Ricorda

Esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scegli un oggetto concreto della tua stanza (ad esempio una lampada o uno zaino) e applica a esso le quattro cause aristoteliche, spiegando per ciascuna che cosa rappresenta in quel caso specifico. Poi costruisci un sillogismo che abbia come conclusione "questo oggetto è artificiale", indicando chiaramente premessa maggiore, premessa minore e termine medio.

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